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Storia di Cordova

Storia di Cordova

Fu capitale della provincia romana Provincia Hispania Ulterior Baetica (Betica), un'epoca di splendore in cui arrivò a contare tanti edifici per gli spettacoli quanti la stessa Roma e alla quale diede grandi filosofi come Lucio Anneo Seneca, oratori come Marco Anneo Seneca e poeti come Lucano. In seguito occupò un posto importante nella provincia di Spania dell'Impero bizantino e durante il periodo visigoto. Tornò a essere capitale durante l'Emirato indipendente e il Califfato omayyade d'Occidente, epoca in cui raggiunse il suo massimo splendore, arrivando ad avere tra 250.000 e 500.000 abitanti ed essendo nel X secolo una delle città più grandi del mondo, oltre che un grande centro culturale, politico ed economico. Di quest'epoca è uno dei suoi monumenti più famosi: la Moschea di Cordova.

Oggi è un grande punto di riferimento culturale dell'Europa meridionale, una delle città più belle, meglio conservate e con la migliore qualità della vita della Spagna. Con uno dei centri storici più estesi del mondo, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1994 (la Moschea lo è dal 1984), la città presenta diverse zone molto moderne e ben collegate, simbolo della moderna Cordova del XXI secolo.

La storia del monumento è in Storia della Moschea di Cordova.

Periodo romano

Ci sono poche informazioni sull'origine della città di Cordova. Le prime notizie risalgono al Bronzo finale. Esisteva un villaggio indigeno chiamato Corduba . Da quando, nel 206 a.C., la città fu conquistata dai romani al comando di Lucio Mario, Cordova diventa una città importante e sede di truppe romane. Fu considerata la capitale ufficiosa della Hispania Ulterior.

Fu a partire dalle guerre civili tra Cesare e Pompeo che Cordova entrò pienamente nel corso della storia. Dopo la vittoria di Cesare subì una grave distruzione e un importante calo demografico, anche se non perse i privilegi precedenti. Cordova ricevette lo statuto di colonia, diventando così la capitale della neonata provincia Betica, dopo le riforme amministrative intraprese da Augusto. Durante i primi tre secoli dell'Impero romano la città conobbe un grande sviluppo, grazie allo status che le derivava dal ruolo di capitale. C'erano scuole di alto livello e alcuni cordovesi arrivarono a essere senatori a Roma. Cordova era il centro da cui partivano i corrieri ufficiali verso le città e la sede degli archivi amministrativi. Il commercio dell'olio, dei minerali e dei prodotti agricoli acquistò grande vigore; vi contribuì senza dubbio la costruzione della Via Augusta, che passava per il ponte romano sul Guadalquivir e univa Linares con Cadice e la Betica con gli altri insediamenti ispanici. La figura più importante della Cordova ispano-romana fu Seneca, benché fosse stato portato da bambino nella capitale dell'impero, dove arrivò a essere precettore di Nerone.

Terminata la guerra civile, Cordova ricevette lo statuto di colonia, diventando così la capitale della neonata provincia Betica. Durante i primi tre secoli dell'impero romano la città conobbe un grande sviluppo: era la più fiorente dell'Andalusia ed esistevano scuole di alto livello. Vi contribuì anche la costruzione della Via Augusta, che passava per il ponte romano sul Guadalquivir e univa Linares con Cadice e la Betica con gli altri insediamenti ispanici. Cordova fu cinta di mura, come dimostrano i resti archeologici

Periodo visigoto

Il declino iniziò con Diocleziano: la capitale si spostò a Hispalis (Siviglia) e cominciò l'espansione del cristianesimo nelle terre cordovesi. Le comunità cristiane iniziarono ad acquisire importanza, come dimostrano i sarcofagi paleocristiani che oggi si conservano nell'Alcázar e nel Museo Archeologico.

Nel V secolo si produsse una profonda trasformazione. Cordova fu saccheggiata dai vandali, che diedero il nome attuale alla regione andalusa. Il potere romano andò scomparendo e nella Betica si insediò un dux visigoto. Cordova subì per qualche tempo le rivalità tra fazioni in lotta per il potere, come gli scontri tra Leovigildo e suo figlio Ermenegildo, che si conclusero con la conquista di Cordova da parte del primo. Da quel momento una minoranza dominante si impose sulla popolazione ispano-romana, che era la maggioranza.

Durante il regno del cattolico Recaredo, i visigoti costruirono la basilica di San Vincenzo su un tempio romano in onore del Sole, nello stesso luogo che più tardi avrebbe occupato la moschea aljama. Le rivolte nobiliari furono continue e avrebbero portato alle guerre civili che precedettero l'invasione musulmana.

Periodo musulmano

Nel 711 Cordova fu conquistata dai generali dell'invasore arabo Tariq. Gli invasori stabilirono la sede del loro governo nell'alcázar visigoto, situato vicino all'attuale Alcázar dei Re Cristiani, e nominarono un wali o governatore.

Cinque anni dopo la conquista, gli arabi concessero a Cordova il ruolo di capitale delle terre di al-Andalus. Fu ricostruito il ponte romano, furono restaurate le mura e sulla riva sinistra del Guadalquivir fu fondato il sobborgo chiamato Secunda, oggi Campo de la Verdad. A Cordova fu fondata una primitiva moschea aljama quando omayyadi e abbasidi si separarono definitivamente, dopo una lotta sanguinosa. Nel 756 il principe omayyade Abd al-Rahman sconfisse l'emiro abbaside e si impose, ormai come Abd al-Rahman I, quale unica autorità dell'Andalusia. Promosse la fondazione della moschea nel 786. I suoi successori favorirono lo sviluppo della cultura e a Cordova si stabilirono mistici, maestri orientali, matematici, medici, filosofi e poeti. Fu completata la costruzione della moschea, che venne ampliata da Abd al-Rahman II.

A poco a poco la civiltà araba si andava consolidando. La massima grandezza della Cordova musulmana fu raggiunta con Abd al-Rahman III. Assunse il titolo di califfo nel 929 e fece di Cordova un califfato indipendente da Damasco e la città più fiorente, colta e popolosa d'Europa. Ampliò di nuovo la moschea e la dotò di un cortile porticato. A 8 km dalla capitale edificò il sontuoso palazzo di Medina Azahara. Suo figlio Alhakem II completò i lavori del palazzo, ampliò ancora la moschea e riunì una biblioteca di 400.000 volumi, la più importante del mondo. Secondo fonti arabe, durante il suo califfato la città raggiunse il milione di abitanti e arrivò ad avere milleseicento moschee, trecentomila abitazioni, ottantamila botteghe e innumerevoli bagni pubblici.

Questo splendore cominciò a declinare durante il regno del suo successore, che lasciò il governo nelle mani del condottiero Almanzor, autore dell'ultimo ampliamento della Moschea.

Il Califfato cominciò a disgregarsi a causa delle guerre civili, che posero fine al potere centrale e favorirono in tutta l'Andalusia la formazione dei regni di taifa. I berberi, aiutati dal re Sancho di Castiglia, si impadronirono di Medina Azahara nel 1010, incendiandola e saccheggiandola. Durante i secoli XI e XII Cordova fu una taifa come le altre. Cadde in mano a Siviglia all'epoca del re poeta Motamid. Il suo ultimo reuccio, Ibn Hud, perse la città per mano di Ferdinando III il Santo.

Tra i numerosi sapienti e artisti della Cordova califfale vanno ricordati il poeta Ibn Hazam (994-1064), il filosofo Averroè (1126-1198) e il medico e pensatore ebreo Maimonide (1135-1204).

Periodo cristiano

Il 29 giugno 1236 Cordova cadde in mano al re Ferdinando III. Dopo la firma delle capitolazioni la popolazione musulmana fu allontanata dalla città. Si cominciarono a costruire nuove chiese nello stile detto fernandino o della Reconquista: transizione dal romanico monastico al gotico castiglianizzato.

La città continuò a essere l'epicentro di conflitti civili, che si placarono solo con i Re Cattolici.

Dal XVI al XX secolo

Nonostante sotto gli Asburgo si costruissero la Puerta del Puente e la Plaza de la Corredera e si tenessero le Cortes del 1570 con Filippo II, Cordova andò perdendo importanza e popolazione.

Durante il regno di Filippo IV, nel secolo successivo, ebbe luogo la rivolta del pane dovuta alla scarsità di grano.

Nel XIX secolo Cordova visse una grande esaltazione patriottica durante la Guerra d'Indipendenza. Negli anni successivi Cordova attraversò un periodo di tese dispute tra assolutisti e liberali. Durante il regno di Isabella II Cordova fu un baluardo dei liberali, che nel 1868 sconfissero i realisti al ponte di Alcolea.

A metà del XX secolo la città cambiò fisionomia, valorizzò le tradizioni popolari e si modernizzò.